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Arianna

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Chi vive senza follia non è così saggio come crede....
Posta elettronica LAsciate ogni messaggio o voi ch'entrate...Posta elettronica
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willyamwrote:
semplicemente...geniale eheheh!!
Apr. 10
Igorwrote:
ciao sono apssato qui per caso, bel blog, mi sn fatto due risate :P
se ti va passa da me ;)
Sept. 17
No namewrote:
....allora ... che cosa volevo dirti?
io non so se hai già cominciato a scrivere il tuo albero genealogico ma volevo ricordarti
che io ne faccio parte e sono incazzatissima ....in questo schifosissimo blog non c'è una nostra misera foto insieme...
dimmi tu se è il caso....
ciao....
June 16
Piccolawrote:
...passavo di qua.... ho dato un occhiata e devo dire che anche se è nn è uno di quei blog coloratissimi, glitteratissimi...ecccc. è pieno di belle parole e pensieri...e lasciamelo dire:ANCH 'IO vorrei fare il critico da "garnde"...condivido pienamente..bell' intervente!!!!
Cmq sei la benvenuta nel mio space....bacio tatiana!!!
Apr. 28
eziowrote:
ciao.. sono passato dal blog di GUGLIEMMO.. e a che c'ero sono passato a salutarti.. :-)
Mar. 30
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...I colori dell'anima...

November 29

Santa Rosalia e “l’acchianata Montepellegrino”

Arianna, non è che ti va un po’ di aranciata Montepellegrino?”, mia madre mi urla dalla cucina mentre ho le cuffie dell’ ipod incastonate nel cranio.
Cosa? L’acchianata a Montepellegrino?

Naturalmente si riferiva all’aranciata San Pellegrino…

Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant’Agata e Sant’Oliva le quattro sante vergini (che detto di Sant’Oliva fa ridere: “Sant’Oliva extra-vergine”), le colleghe di Santa Rosalia, non furono brave come quest’ultima a debellare nel lontano 1624 una devastante epidemia di peste, giunta con corriere espresso da un vascello proveniente da Tunisi, che sconvolse la città di Palermo. Le sue reliquie portate in processione furono la panacea all’appestamento.

Da quell’anno o giù di lì, ogni 4 settembre i palermitani devoti e grati alla Santuzza per non essere finiti sul carro dei monatti, si preparano per la consueta acchianata al monte. Coloro che decidono di procedere a piedi si incontrano alle falde del promontorio ad un orario comodo (per i vampiri), in prossimità dell’alba, per arrivare (si spera vivi e senza allucinazioni) in tempo per l’inizio della prima messa. Dopo i muluni e i babbaluci del 15 luglio, data in cui si festeggia il ritrovamento delle reliquie di Rosalia la santa, i fedelissimi si armano di ceri, ex voto, calli ai piedi e speranze per intrapendere la scalata del Golgota.

C’è chi si reca per chiedere una grazia, chi per donare un ex voto per grazia ricevuta oppure chi vuole smaltire la cena del festino.

La gente si organizza in gruppi e avanza pia verso il santuario discutendo di tutto fuorché di fede. Tra un Rosario e un Padre Nostro da un gruppo all’altro si può sentire:
-“Ma tu nella pasta col forno ce lo metti l’uovo?
-“No, mi viene troppo pesante preferisco metterci le melezzane fritte che tanto sono verdura”.

Oppure inizia a squillare qualche cellulare dalla suoneria improbabile e si sente una madre che rimprovera il figlio:

-“Chevin la vuoi togliere questa suoneria e ci metti il vibratore?

O ancora riferendosi alla ripidezza del terreno:

-“Tanì a scinniri tutti santi aiutano un ti scantari” (trad. Gaetano non preoccuparti che quando si effettua un percorso in discesa tutti i santi aiutano; per intendere che in discesa la stanchezza si sente meno).
-“Rosalì , u sacciu, è a’ acchianari ca si nni futtinu” (trad. Rosalia, lo so, è a salire che se ne fregano).

Due ore di camminata a piedi con pendenza variabile fino all’80%, due ore di conversazioni del tipo suddetto con relative fermate per riposare e sfamare i figlioletti in età di sviluppo (orizzontale oserei dire) con pane e cotoletta e cocacola. Sì, alle 7 del mattino. Provare per credere.

Ironia a parte, la scalata del monte è una tradizione molto sentita dai cittadini palermitani. Dovrebbe però essere, non so… più pubblicizzata forse. Ho già in mente la frase dello spot da mandare su mediashopping:

Prova anche tu per una settimana l’acchianata Monte Pellegrino, chiedi anche tu una grazia, una vincita, una benedizione. Offerta valida dal 4 settembre. Soddisfatti o rinnegati“.

Per reclami chiamare il Padreterno, vi risponderà appena possibile… forse.

August 21

Rosa d'ambulante, pericolo costante

Palermo, oltre ad essere frequentata da cittadini e parcheggiatori abusivi, si avvale della presenza poco discreta dei venditori ambulanti di inutilità: rose, sveglie, occhiali fotonici per cerebrolesi, gingilli, accendini di tutti i tipi… e ultimamente anche aggeggi di dubbio gusto. Sì, mi riferisco a quei simpatici e apparentemente innocui delfini vibranti. Vi siete mai chiesti a cosa servono? Aguzzate l’ingegno.
Io non sono razzista, ci tengo a precisarlo. Anche perché quello che trovo sbalorditivo di questa gente è che nonostante la vita sfortunata cui sono costretti, sorridono sempre, come se tutta questa miseria non li toccasse.
Io solo non capisco.
Ora, non che io voglia fare lezioni di marketing alla popolazione immigrata, ma mi sembra abbastanza logico che se su 100 mq di piazza 25 venditori ambulanti vendono gli stessi prodotti, la possibilità di concludere affari vantaggiosi e proficui si abbassi notevolmente. Legge della concorrenza.
- “Se poi vedi che non ho acquistato nulla da Hassam nella precedente ora, perché dovrei acquistare da te che mi proponi la stessa cosa?”- replico sempre.
Cerco sempre di spiegarglielo, ma sembrano non rendersene conto.
- “Intanto come ti chiami?”
- “Abudlhai Hidiuk Sharazam” ( o meglio questo è quello che credo di aver sentito…).
- “Per comodità ti chiamerò Salvatore”,  gli dico convincendolo che il suo nome tradotto il italiano sia proprio quello. “Senti, Totò, perché dovrei acquistare da te e non dal tuo collega?”
- “Perché io vendo te tre accendini a uno euro”
- “Anche quello prima di te, voleva vendermi  tre accendini a uno euro”
- “Allora io vendo te questi belli occhiali verdi con luci accende spegne”
Inspiro profondamente e dico “Scusami, ma ti pare che io sia il tipo che indossi questi occhiali?”
Mi rendo conto che sta fissando le mie scarpe color arancio, con fiore fucsia applicato. (Sì ok… ok… ma sono costate un occhio della testa).
Con un nonsoché di sberleffo alza lo sguardo e riprende:
- “Allora una sveglia? Un ventilatore bzzz? Orologio vero buono?” (sul quadrante nel frattempo leggo “Nolex”.
“Non voglio niente, voglio solo spiegarti perché tu non farai affari questa sera”, dico cercando di bloccare la televendita.
Salvatore comincia a infastidirsi. Il sorriso plastico comincia a trasformarsi pian piano in un labiale di maledizioni. Se ne va corrucciato a proporsi al prossimo cliente.
Adesso Salvatore quando mi incontra si defila… chissà perché…
Per sì e per no tocco ferro.
Che poi ovunque vai sono sempre gli stessi. Oramai ci riconosciamo e ci salutiamo.
- “Ciao amiga”
- “Sì, ciao, amigo…”
I venditori di rose sono certamente i più pericolosi, capaci di alterare gli equilibri anche della coppia di fidanzati d’uopo. Proprio a loro non importa se stai litigando ferocemente con il partner oppure magari stai facendo o ricevendo una proposta di matrimonio, comunque sono sempre pronti a mettere in mezzo la tipica rosa morta di vecchiaia raccolta al cimitero. Le nuances variano dal rosso muffa al rosa confetto scaduto (scala dei colori di windows).
Alcune volte sono convinta abbiano il dono dell’ubiquità. Dono capace di crearti fastidiosi contrattempi.
Qualche giorno fa mi raccontava un mio amico iperfidanzato che durante uno degli aperitivi pomeridiani al Robinson, mentre era intento a fare il cascamorto con una ragazza, uno di questi ragazzini ambulanti si è avvicinato a loro, appunto per vendergli il consueto fiore. Il mio amico, che per comodità e privacy chiameremo Giocondo, infastidito dall’insistenza del ragazzino, per fare lo splendido agli occhi della femminella, ha dato un euro al trafficante di rose in cambio della smaterializzazione istantanea di lui stesso.
Quella stessa sera Giocondo ha avuto la pessima idea di uscire con la sua iperfidanzata ed andare in centro a cenare. Scalogna, o chi per lei, vuole che mentre i due si godono il loro Tête-à-Tête, si avvicina lo stesso trafficante di rose del pomeriggio che riconoscendolo esclama: “Amigo, ma come ti è finita oggi con la biondina?
Potete immaginare cosa sia successo da lì a poco: Giuditta e Oloferne.
Giocondo suda freddo, Gioconda si alza infuriata e comincia a fare l’interrogatorio al rosivendolo (così li chiamo) che con un certo compiacimento perfido risponde come uno scolaro diligente a tutte le domande.
Roba da Real tv (“Cosi ri fuoddi” for sicilian student). I due cominciano a litigare animosamente, il ragazzino preoccupato per la sua incolumità molla le rose sul tavolo e si allontana correndo. Giocondo non può far altro che negare e pregare anche il bue e l’asinello affiché Gioconda gli creda.
Real tv, e una settimana dopo:
Giocondo ora non ha più una fidanzata. In compenso ha un bel mazzo di rose tonalità rosa confetto scaduto e rosso muffa.




June 19

Dagli appendini alle ante

Io amo viaggiare, conoscere posti nuovi, fare  la cittadina del mondo, ma se penso che devo preparare la valigia, tutto questo entusiasmo comincia a scemare progressivamente. Ogni volta mi riprometto di pensarci con qualche giorno di vantaggio e invece mi riduco sempre la notte precedente. Mi agito per casa cercando le classiche cose che “un momento prima erano lì” e  un’ istante dopo sono state ingoiate dal Nulla. Ebbene si,  dovete sapere che  casa mia è colpita da uno strano fenomeno di Poltergeist  che provoca la scomparsa improvvisa di tutto ciò che è destinato a sparire nel momento in cui ti serve. Quando devi fare la valigia questo fenomeno si presenta con più insistenza.

 

- “Mammmaaaaa dove sono finite le calzine blu? Erano quiiiiiiiii ed ora sono.. SPARITE! (Urlando da una camera all’altra della casa, perché ho accumulato talmente ritardo che non posso nemmeno perder dieci secondi  ad attraversare il corridoio per parlarle da vicino.)

 Mia madre che non sente bene, distratta  inoltre  dalla importantissima puntata di “un posto in pretura “ risponde:

- “ E che ci devi fare con le  tazzine a quest’ ora?”

-“No niente, sai com’è, magari mi venisse in aereo voglia di farmi un te…”

- “ Perché le tazzine in aereo non ce le hanno?”.

Ok, lasciamo perdere... mia madre..

…Mia madre , poi, è  la stessa  che una volta mi chiamò accorata mentre io ero ad un funerale  per comunicarmi che  era morto “FAVAROTTI” .

-”Chi è morto ma’?”- pensando di non aver sentito bene.

“ Favarotti!Il cantante lirico!”

Naturalmente si riferiva a Pavarotti… il cantante. Scoppiai talmente il lacrime dalle risa, che i parenti del defunto pensarono che fossi in preda ad un  attacco di sconforto.

E come Favarotti: Debora Capidoglio, Natalie Cardonazzo…[e carciofazzo], Alessandro Cecchi Pavone , il giudice Santi Alighieri…

-“Ma che era bello quell’ attore americano antico ..intanto  però gli piacevano i maschi...proprio non mi viene in mente…ah ecco: Roccazzon (Rock Hudson)!”

“Si, mamma e Brancaccion…”

(Roccazzo e Brancaccio sono due quartieri della periferia di Palermo)

 

 

Il problema in se non è fare la valigia, ma riuscire a farci entrare tutto o quanto meno il più possibile.

Come se diventasse una lotta personale: Arianna VS Valigia. Il principio di riempimento non si basa su “metto l’essenziale che mi serve” ma “ metto tutto quello che ci posso infilare” . D’altronde potrebbe anche servirmi quella graziosa canottiera gialla a pois verdi che non uso dal ‘99…

Logicamente poi per serrare il bagaglio utilizzo il metodo universale di chiusura: mi ci siedo di sopra.

 

Dio benedica chi ha inventato i trolley…la valigia con le rotelle. La migliore applicazione della ruota dal V millennio a.C.   ad oggi.

-  “Arianna portati il troll mi raccomando”, ovviamente mia madre.

-“ Si, mi porto pure il folletto ed il nano da giardino... sai oggi domani un concorso...”

 Per chi non lo sapesse il troll, oltre ad essere un personaggio della mitologia scandinava, è nei videogiochi un mostro gigante e  collerico che fa parte dei “cattivi”della situazione. Infatti ogni volta che mia madre mi dice di portarmi il “troll perché è più comodo” ,immagino me trascinare per il collo, con una catena, uno di questi immensi orchi rabbiosi su e giù per stazioni ed aeroporti. E considerata la mole del mio bagaglio, forse l’accostamento non è così infelice.

 

Riempire un troll richiede un’opera di ingegneria.

Fase I:  la cernita. Selezione di quello che devi e non devi portare, che nella pratica consiste nel tirar fuori tutto quello che hai in armadio e accatastarlo alla rinfusa sperando che gli stessi capi ti chiamino per farsi scegliere.

Fase II: riuscire ad utilizzare e sfruttare tutti gli spazi mettendo i vestiti ,precedentemente scelti, come se fossero pezzi del tetris.  È matematico che dopo aver completato l’opera, anche con una sorta di compiacimento, volgendo lo sguardo alla tua destra ti accorgi di non aver messo proprio le calzine blu che cercavi…e che non trovavi, accusando da tua madre al fantasma formaggino di averle  nascoste per motivi a te oscuri.

Fase III: serrarlo mediante  il metodo universale di chiusura. (Vedi sopra)

 

Se hai la sensazione di esserti dimenticato qualcosa,  rassegnati: l’avrai dimenticata davvero.

Ovviamente te ne accorgerai appena arrivato a destinazione.

 

Troll infarcito, la mina è pronta a scoppiare: una variazione di temperatura, un urto leggerissimo ed ecco sparsi ovunque, come schegge di una bomba a grappolo: reggiseni, mutandine, calzini, trousse improbabili, accessori ridicoli , e tutto ciò su cui ora è meglio tacere.

 

Le compagnie aeree low-cost ti consentono di imbarcare gratuitamente  un bagaglio a mano non superiore ai dieci kg.  Non che sia un peso eccessivo, ma nemmeno una piuma se ti finisce in testa mentre sei seduto ad aspettare il decollo...

 

Il Palermo – Milano è un volo frequentatissimo, sembra quasi il 101 nelle ora di punta. Raggiungere il proprio posto è un’ odissea …Soprattutto se ti trascini un troll di dieci kg e cento grammi appena…

 

Once upon time..

 

“Si invitano i signori passeggeri, a depositare il bagaglio nell’apposito vano e prendere i propri posti per accelerare le operazioni di decollo”

 

Insomma devo sbrigarmi ad alzare il peso morto  con le rotelle fino alla cappelliera.

Lo steward vedendomi in difficoltà si avvicina gentile: “Ha bisogno di una mano? Lasci fare a me”

“No non si preoccupi faccio io”- rispondo. Ma ho delle evidenti difficoltà ad alzare il mostro. Pericolo di ernia imminente. Dopo una serie di “faccio io” , “no, faccio io” , mi arrendo. Non faccio in tempo a sentire “Ok, faccia lei” dallo steward che mollo anche io  la presa e ..sbam! Il troll finisce sul passeggero tedesco sotto. L’ira alemanna si abbatte funesta. Non sono bastate scuse, ne suppliche di perdono. Hitler si è reincarnato e vuole sterminare me e lo steward. Per fortuna con l’intervento di una host®ess riusciamo a pervenire ad un accordo: gli Italiani siamo tutti cafonen e “la compagnia le offre una bottiglia di vino per scusarsi dell’accaduto”. Dopo il trambusto l’ufficiale gentiluomo guardandomi incarognito solleva il bagaglio, lo inserisce nella cappelliera, chiude l’anta e buon viaggio.

 Finalmente mi siedo. Peccato che comincio a tossire come una tubercolotica ed ho bisogno delle mie caramelle che ho dimenticato di prendere dalla tasca esterna della valigia. Mi rialzo cercando di attirare il meno possibile l’attenzione, Hitler mi guarda terrorizzato e scruta attentamente ogni mio movimento, come se fossi una mina vagante.

Apro la cappelliera, mi arrampico, rovisto e trovo le mie Benagol.

Richiù..Richiud.. Richiudd… Cavolo non riesco a richiudere la cappelliera …”Deve essere il troll sporgente” penso. Dopo una decina di tentativi mi accorgo che non è il mio troll, ma vedo volgendo lo sguardo alla mia destra, alla fine dello scomparto, un involucro che fuoriesce  quasi per metà, con la carta intestata:  “Pasticceria Scimone”…

Ebbene si, un bel vassoio di cannoli e  paste completamente “assantumato” (“sfracellato” for not sicilian students) dai miei colpi d’anta.

In un baleno afferro l’involto, lo spingo verso l’interno della cappelliera e chiudo.

Mi sistemo, il volo è servito.

Giunta a destinazione, un signore gentile (o forse preoccupato per la sua incolumità) che aveva assistito alla precedente scena mi aiuta a prendere il bagaglio, invitandomi ad abbandonare l’abitacolo il prima possibile. La musica di Psyco mi risuona nelle orecchie. Io voglio solo scappare al più presto ed evitare di incontrare il proprietario del patè cannoli… ma..  come nel migliore dei libri di Pennac, i pasticcini ovviamente erano del germanico che prima avevo simpaticamente “ammartucato” (voce del verbo: ti ho talmente riempito di lividi che sembri una mela marcia).

Comincio a pregare tutti e 365 i santi che non se ne accorga.  Assisto impassibile alla scena, tutto nella mia testa è a rallenty, la confezione è visibilmente logora e grondante, cola ricotta come se piovesse. Ma Adolf prende il pacchetto, si sporca la mano, di lecca il dito per pulirsi e se lo porta via come un vassoio in processione non accorgendosi del misfatto  e si avvia verso l’uscita. Non posso crederci sono salva.

 

Finally posso dirigermi tranquilla verso il  Mc Donald con il mio troll a prova di scippo (chi oserebbe rubare un troll che mostra evidenti segni di obesità ?) …sperando che lui non abbia fame...Non il troll…”Lui”,  Adolfo…il tedesco.

June 11

Il Caffè abusivo

Il centro storico di Palermo è tra i più suggestivi del mondo. Proprio qualche sera fa a passeggio con le mie fidate amiche, riflettevo su come noi palermitani non ci facciamo mancare nulla, in barba alle grandi metropoli europee abbiamo tutto quello che rende la nostra atmosfera magica.

Come Londra ha il suo “fumo di Londra” noi abbiamo il nostro “fumo di stigghiole” della “Signora” in Piazza Olivella, conosciuta come la piazza del Fuso Orario (locale che oramai non esiste più da almeno 7 anni).

È proprio bello guardare il cielo per contemplare le stelle e vedere attraverso questa coltre la volta celeste. Una soffice nube che imperversa per tutta la zona aromatizzando l’aria, e inzuppando capelli e vestiti di questo aromino delicato di carbonella… “Eau de carbonell” al posto dell’ambi pour farebbe un successone.

Abbiamo il centro storico più grande d’Europa, un degnissimo primato che pochi conoscono. Ma in compenso abbiamo anche un altro primato da guinness che tutti noi palermitani automuniti conosciamo bene: la quantità incalcolabile di parcheggiatori abusivi. Ovunque vai, ovunque ti trovi, eccoli lì all’agguato dietro l’angolo pronti a darti una mano anche quando non serve e soprattutto se non la vuoi. Addirittura anche all’interno del parcheggio AMAT a pagamento di piazzale Ungheria.

S’individuano facilmente. La loro divisa oramai è standard per tutti: jeans Levi’s modello 501 azzurro slavato, fischietto in dotazione, cappellino con su scritto “forza Palermo” e l’immancabile marsupio blu.

Oramai il marsupio blu è diventata la sineddoche del posteggiatore, tanto che quando qualche coraggioso utilizza ancora questo accessorio di dubbio gusto subito gli si dice: “miiiii e chi fai u pustiggiaturi?” (Oibò, che fai? Imiti i posteggiatori? Ti invito a toglierti immediatamente questo marsupio ridicolo, che con te non ci esco.- per approfondimento sull’estrema sintesi del siculo idioma leggere “la repubblica del cannolo”).

La mia esperienza mi ha portato ad identificare varie tipologie di parcheggiatore abusivo: l’extracomunitario, il tossico, l’anziano sdentato, lo iettatore, il benvestito, il prepotente, l’alcolizzato. Oppure quelli che devono aiutarti a fare manovra. Se proprio sei sfortunato anche tutti insieme contemporaneamente unificati. L’Anticristo.

Io qualche volta mi farò ammazzare, lo so. Ma mi mandano proprio in bestia, perché pur volendo accertarne una qualsivoglia utilità, non fanno nemmeno quel minimo che il codice deontologico dei posteggiatori dovrebbe prevedere: trovarti il parcheggio. Il colmo arriva quando, dopo aver girato decine di volte attorno all’isolato, smadonnato in tutte le lingue, trovato finalmente un buco tra il cassonetto e le strisce pedonali, ti senti apostrofare:

- “Signorì me lo fa prendere un caffé…”

(Eccolo qui il Lavazza Dream Man..)

- “Ma guardi che il posto me lo sono trovato da sola”,dico.

- “Ma io, Qua - facendomi un gesto ampio con le mani- questa zona è mia… P E R ò poi se CI toccano la macchina io non ne voglio sapere niente”.

- “Se CI toccano la macchina io la vengo a prendere con i carabinieri”.

Oppure:

- “Signorì me lo dà un euro?”

- “Me lo dia lei l’euro….” – rispondo.

- “Ma io me lo devo prendere il caffé?”

(Arrè cu stu caffé… (di nuovo con questo caffé)… ma poi tutti caffeinomani sono sti posteggiatori? Oddio una volta sentirsi dire: Signorì mi devo prendere una biochetasi… o non so un té, un frappé… Certo: “Signori me lo devo prendere un frappé” suona un po’ male… e poi per il frappé ci vogliono 4 eurI… meglio di no).

- “Guardi non ho monete, appena esco dal locale avrò scambiato e glieli do…”: Vuol dire niente puoi morire pazzo.

- “MA IO POI ME NE VADO A DORMIRE”, il posteggiatore alterato risponde.

- “Appunto proprio perché POI lei se ne va a dormire allora l’euro che glielo lascio a fare? Chi me la guarda la macchina, genio?”

Credo che solo per gli anatemi da abusivo dovrei farmi un bagnetto purificatore a Lourdes.

La categoria peggiore in assoluto , dal mio più che comprovato punto di vista, è la donna parcheggiatrice abusiva.

In particolare ne conosco una che sta sempre davanti la facoltà statale di Legge che io ho ribattezzato “la signora mi tassi ma non mi attassi*” (*attassare: voce del verbo “porti una sfiga smisurata”). La “Signora” oltre ad essere abusiva è pure un’ attassatrice di primo ordine. Un uccellaccio del malaugurio, una iellatrice professionista che ti estorce il tuo euro in cambio del benestare della dea Fortuna, con la quale lei vanta di avere rapporti diretti. Se non la incontri è bene, ma se la incontri è meglio che cominci a fare tutti i gesti apotropaici che conosci: toccare ferro, fare le corna, toccare i gioielli di famiglia… possibilmente i propri.

È sbalorditivo la mattina in periodi d’esami assistere a scene, di cui io stessa sono stata protagonista, in cui lei si avvicina temeraria verso il povero studente già notevolmente terrorizzato dalla carneficina cui sarà sotto posto nelle ore a venire, per cominciare a far leva sulla debolezza psicologica del momento, insomma una cattiveria sconfinata. Terrorismo psicologico allo stato puro: una tecnica infallibile.

- “Gioia, ma tu che hai esami stamattina?”-dice l’infame.

- “Ehm Signora la prego questa mattina no…”

- “Ma tu lo sai che se ammè non mi dai l’euro l’esame ti va male…”, la nefanda.

- “Io l’euro glielo do, però se non supero l’esame poi lei me lo restituisce?”

- “Eh GIOIA mia tu non ti preoccupare che io il SIGNORUZZO lo prego per te…”, la stronza.

- “Vabè tenga…” (Odio Profondo).

- “Grazie Gioia, ’U Signuri tu paga…”, la scellerata.

- “Amen…sì… Il Signore me lo paga e… la Madonna mi fa lo scontrino…”

Ma d’altronde, si sa, il mondo è bello perché è avariato.

May 28

La Repubblica del Cannolo

La Sicilia, dovrebbe far continente a parte. A cominciare dal codice della strada, che è a statuto speciale come la Regione, e a finire dalla lingua. Perché in Sicilia si parla il siciliano, non l’italiano come molti credono.

Quando mi trovo a parlare con gli extrasiculi (come extraterrestri o extracomunitari, no?), mi rendo conto di come alcune parole, modi di dire che per noi isolani sono piuttosto ovvi, diventano causa di trattazioni filologiche.

Che poi io quasi mi innervosisco, perché proprio mi sembra così chiaro, palese un talé (per esclamare: guarda un po’!) oppure un arré ( per dire “di nuovo” in modo scocciato; che poi in realtà è pure la forma abbreviata di arrieri).

Ma dico: vuoi mettere a paragone, per esempio nel traffico, un “guarda un po’!” con un bel taléééé accompagnato da un bel gesto con la mano per dire talé a chistu ( guarda un po’ questo stronzo e tascio con la smart come mi sta tagliando la strada)? Con tre parole e un gesto si esprime un endecasillabo. Si aprono le porte ad una dimensione linguistica parallela.

Altro che accademia della Crusca, noi abbiamo l’Accademia dello Scaccio e della Semenza*.

(* Come volevasi dimostrare con due parole indichiamo: nocciole, arachidi, semi, semi di girasole, ceci, lupini, arachidi, e mais tostato venduti a peso da ambulanti rispettivamente: al festino di Santa Rosalia, alle feste di rione, al mercatino, alle fiere, per strada e ai concerti di tutti i tipi da Gianni Celeste a Borgovecchio a Vasco Rossi al Palasport).

Ci sono parole, poi, di cui non riesco mai a trovare dei sinonimi pertinenti. Una di queste è la parola tascio. Potrebbe essere sinonimo di “tamarro”, ma un tascio è un tascio e basta.

Posso solo indicandolo, dire : ecco lui è tascio!

L’identikit del tascio: ha una Fiat Punto sporting con alettone aerodinamico luminescente, fari allo xeno, neon ovunque : sul parabrezza, nel chassis, sulle ruote e pure sul cappellino con visiera, rigorosamente Alviero Martini; subwoofer montati anche nel bagagliaio che risuonano Gigi D’Alessio e\o Nino D’Angelo oltrepassando la barriera del suono, orecchino con brillantino al lobo, ciuffo spiaccicato sulla fronte a mo’ di leccata di mucca, abbronzatura da lampada, piercing al sopracciglio che fa figo e alternativo, giubbotto di serie bianco, e per finire una bella cintura tarocca con il marchio falsificato Dolce e Gabbana. Che alcune volte è pure D&C come Dolce e Cappone…Altre volte la maglia Anporio Armani…

Una sola parola per indicare tutto questo. Ma è tascio anche chi ascolta musica tascia; è tascio chi ancora mette i pantaloni a zampa d’elefante; è tascio chi ha al collo una collana d’oro di 4 kg completa di crocefisso in bassorilievo; è tascia la commessa con vestiti maculati; è tascio chi sgomma con la smart; è tascio chi cambia la marmitta nel vespino per fare più scruscio (rumore); è tascio chi va a mangiarsi la quarume alla Vucciria; è tascio chi si veste di bianco e pare un gelataro.

Più che una parola è uno status symbol che dovrebbero aggiungere nella carta d’identità. Segni particolari: tascio.

Sulle parole sicule ci sarebbe da scrivere per giorni, ne sono consapevole. Molte le scopro di giorno in giorno, alcune sono proprio intraducibili.

Provate a tradurre ‘ncà o ‘ncà certu, vi sfido. Per non parlare poi dei modi di dire.

Come si traduce, ad esempio, mamaaaaààà per indicare stupore misto a shock?

Oppure il Picchì, chi è? - che è come dire: “Scusa, perché mi guardi con occhio torvo, c’è qualcosa di ciò che sto facendo che non ti aggrada? Perché se così fosse basta che me lo dici e ti dimostro che ho ragione anche con un randello se è il caso”. E pure solo tre parole: Picchì, CHI è?

Siamo poi degli esperti in materia di fanculizzazione umana. Con i vari va rumpiti i corna a ‘dda banna (letterale: Vai a romperti le corna dall’altra parte della montagna), ovvero vai a dare craniate dall’altra parte opposta, purché tu sia lontano dalla mia vista. O ancora Va iuoca cu i fili i l’alta tensione (lett. Vai a giocare con i fili della luce elettrica). Sii un curnutu, tu e TUTTA a to’ razza (cioè non solo tua moglie ti mette le corna, ma tutte le mogli e mariti della tua famiglia ascendenti e discendenti hanno l’amante).

Avere u scimunitu ‘nta panza (letteralmente: avere lo scimunito nella pancia, per dire che una persona ride senza motivo). Come quando si ha il sivo, no? La ridarella.

Ogni volta che sento dire che qualcuno ha lo scimunito (che non è uno munito di sci), me lo immagino con il ventre trasparente con dentro un nano spastico che fa le smorfie e si dimena allegramente. Voi come ve lo immaginate uno, con uno scimunito nella pancia?

L’espressione che però mi ha sempre più inquietata è per me puoi fetere. Letteralmente: puoi fare puzza, per dire che puoi aspettare in vano tanto quella cosa che tu speri accada non accadrà mai. Una sorta di “campa cavallo” oppure un ironico “sì, puoi aspettare”. Ma il puoi fetere è davvero di una cattiveria sconfinata, perché se ci pensate significa non solo “aspetterai inutilmente”, ma nell’ordine: morirai, andrai in decomposizione, i vermi ti mangeranno e la tua carcassa emanerà un lezzo fetido prima che si avveri il tuo desiderio, o accada quella cosa impossibile.

Altro che film splatter.

Quello è un passolone, per dire che è una persona innocua, inoffensiva. Ora, io, con tutta la buona volontà rifletto e pondero: ma da PASSOLONE (grande acino di uva sultanina) a “persona innocua” come ci si arriva?

A D’Annunzio noi facciamo un baffo con il linguaggio immaginifico.

Ce ne sarebbero una caterva di cose da dire. Un cenno, però, merita la nostra inflazionata ed onnicomprensiva parola universale: minchia (il Word me la corregge in “mischia”…)

D’accordo che compare oramai pure nello Zingarelli, ma per noi la parola mischia (sempre ’sto Word) è come il jolly a poker. Come la tessera dello scarabeo con lo scarabeo. In qualunque discorso la metti ci sta. Sempre pertinente, sempre nella bocca di tutti (scusate l’infelice accostamento).

Il nostro intercalare preferito per esprimere apprezzamento: Mischia! Troppo bello!

Per esprimere felicità: Mischia che sono felice!

Per dire che una cosa non è fatta bene: ‘Sta cosa è fatta a mischia di cane.

Per esprimere noia: Mischia che palle!

Per esprimere stupore: Mischia non ci posso credere!

Per dire ad una persona che è proprio una mischia per come si comporta, quando usa un altro organo per ragionare in rimpiazzo del cervello.

Ed ora che ci penso, più che una parola è uno status symbol che dovrebbero aggiungere nella carta d’identità, alla voce segni particolari : minchia.

February 14

"Ti amerò per SEMPRE". " Che fai mi minacci?"




“San Valentino è la festa di ogni cretino chi crede di essere innamorato ci rimane sempre fregato

 

Non so  voi, ma a me questa frase fa proprio ridere.

Qualche giorno fa mentre rovistavo tra scartoffie varie è saltato fuori un vecchio diario delle scuole medie e quella frase di cui mi ero dimenticata è saltata fuori cosi come un messaggio celeste. Una specie di raccomandata a/r dal passato: andata 14 febbraio 1994, ricevuta di ritorno 14 febbraio 2009 (sempre meglio di Poste Italiane…). Una specie di monito( r ) del mio avvenire.

Sono passati parecchi anni da allora., ma mi rendo conto che a mia insaputa stavo aprendo un varco di lungimiranza nel mio futuro da singol impenitente…ovviamente per scelta degli altri , ma con la mia diligente partecipazione. Se esistesse, mi sarei già sporcata la fedina penale per il  reato di “collusione in scatafascio di relazioni pseudo-amorose”.

 

Insieme ai petardi, la festa di San Valentino è un festività a cui sono refrattaria. Stesso grado di intolleranza; solo che almeno( o purtroppo) i petardi non li vendono incartati di stagnola accompagnati da attualissimi e innovativi aforismi.

Però..

Sarebbe bello poter regalare tubi di cartone blu in cui al posto del baci perugina si trovino dei petardi perfettamente incartati.

Vi immaginate?

“ Tesoro tieni un cioccolatino”

“SPEM! “..e gli esplode nelle mani.

 FANTASTICO.

 

Cosi una bella alternativa… per un San Valentino scoppiettante...almeno il ricordo, quello,durerà  PER SEMPRE visto che saranno saltate una o due ditina…

 

 

San Valentino è diventata la festa del consumismo e  della Perugina. Da qualche parte, eppure, ho letto che prima i baci di cioccolato si chiamavano “cazzotti” proprio per la forma a mo’ di pugno che hanno. Eppure con il senno di poi mi viene da pensare che l’ideatore abbia voluto fare uno bello scherzetto freudiano…indubbiamente “cazzotti Perugina” non è che suoni benissimo :”Dillo con i cazzotti” oppure ”Il mio Fidanzato mi ha regalato una scatola di cazzotti...”  E magari invece degli aforismi una bella serie di maledizioni , anatemi e scomuniche.

Insomma tu sei convinto di ricevere “baci” ed invece sono destri e ganci da pugilato da schivare opportunamente.

 

[Divagazione: “un tizio guarda in tv uno scontro di pugilato ed esclama : “mi e  PU Gilatu fanno accussì?][hihih]

 

Il motivo per cui ancora oggi noi festeggiamo il giorno di Valentino, affonda le radici in un rito pagano della fertilità poi convertito dai cristiani che  per sedare gli istinti beduini si son trovati proprio il Santo. Secondo la tradizione i  devoti del dio Luperculus, riponevano in due urne separate ,una per gli uomini ed un’altra per le donne, i loro nomi che poi dovevano essere estratti dalla mano innocente di un bambino. Quindi l’infante ignaro prendeva dai vasi, in modo del tutto casuale, i nomi di coloro che avrebbero dovuto giacere per un anno al fine di celebrare il culto.

 

Insomma: una tragedia.

Cioè se a Michael capitava Concetta se la doveva aCCòLLàRE…per un anno intero ( come l’uomo nero...)

Non so perché ma qualcosa mi spinge a pensare che gli adoratori di Luperculus fossero  un po’

repressi…

 

Detto tra noi, la festa di san Valentino a ben riflettere è la festa delle coppie. Gli innamorati non hanno mica  bisogno di un giorno per ricordarsi del loro amore. Infatti lo ribattezzerei San Lavandino proprio per il gesto di “lavarsi la faccia” con il regalo d’uopo.

Prima “ai tempi miei”[hihihi] gli innamorati facevano delle cose pazze, mi raccontano che mio nonno pur di vedere mia nonna 5 minuti DA LONTANO si faceva 40km per piazzarsi sotto la finestra,salutarla con la manina surgelata e tornarsene a casa. Altro che cioccolatini..Non ce ne sono più persone come mio nonno, dovrei provare a vendermelo all’asta su ebay…

 

 

Mi rendo conto che a concorrere alla fine di tutto questo noi donne abbiamo svolto un ruolo davvero importante.

 

Io proprio, farei una petizione per abolire il 14 febbraio.

Passerei direttamente dal  13 al 15.

Che poi dico, un po’ di discrezione! La tv poi è da tenere bene alla larga per evitare le crisi isteriche. Non fanno altro che passare spot  che io definisco “pucci pucci e mou mou”. Dico se non sei zito che fai? Ti ammazzi? Non posso nemmeno fare la promozione per gli sconti sulle chiamate se non gli mostro l’anello di fidanzamento?

Per ora gira una pubblicità della Tim dove ci sono due STRONZI che non fanno altro che chiamarsi tutto il giorno e chiedersi “ ed ora mi ami?” poi richiama nel pomeriggio e ancora “ adesso mi ami”…. Avete presente?

Mi verrebbe di scippargli il telefono dalle mani al  e cominciare a vomitare tutta una serie di parolacce da borgatara. Vediamo se la finisce di trifolare gli zebedei.

 

 

Lo so, lo so che di questo passo vincerò il nobel per lo zitellaggio…e come ogni zitella di tutto rispetto avrò dei gatti che chiamerò:

 

Sfincione (il gatto rosso…trovo sia abbastanza umiliante)

Salsiccia (il gatto nero)

Stigghiola (il gatto magro)

Musso (il gatto siamese)

 

Tutti rigorosamente maschi…

Già mi immagino con i miei bigodini e la scatola dei croccantini: “tz tz vieni qui Sfincione…tz tz…mangia i croccantini delle mamma…”

 

Hihi

 

 

 

Sono la paladina del nichilismo becero tanto che una volta la mia amica, teorica del “più ci trattano male e più gli corriamo dietro”, per farmi un esempio mi disse: Ti ricordi la canzone “Teorema” ?

Io: si certo…quella di Pitagora…

 

 

Dimenticavo:  Buon San Lavandino a tutti…ehm Valentino….

February 03

Capelli e guai non mancano mai

Ci mancavano solo i parrucchieri   cinesi…

No davvero, qualche giorno fa leggevo il giornale locale con le proteste di alcuni parrucchieri che si lamentavano della concorrenza made in China. La questione ovviamente è sui prezzi di listino , a quanto pare, perché sono nettamente inferiori alla manodopera made in Italy. Beh c’è da dire che però considerati i listini italiani per fare una permanente devi anche accendere un mutuo. O accendi la macchina , dandole fuoco e intaschi i soldi dell’assicurazione….

Comunque…appresa la notizia il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato la qualità dei prodotti che possono essere utilizzati dalle monodopere orientali . Mi son chiesta: ma se i cinesi mettono la melamina (Ma che razza di nome è per una sostanza cancerogena? Hihi …forse fa diventare ciechi per questo l’hanno chiamata così…hihi) ,negli shampoo cosa metteranno? DDT? Amianto?

Tra le infinite cose che detesto una di queste è andare dal parrucchiere.

Mi nevrotizza. La mia mente viene sottoposta ad uno stress senza pari. Peggio che parlare con la zia Alfonsina.

Ma. Ogni tanto mi tocca…ed ogni volta è una sfida con me stessa.

Per la maggior parte delle donne andare a farsi mettere le mani in testa è un momento di relax,di giocondità, di passatempo. Per me è una vera e propria tortura. Si dice che quando le donne decidono di cambiare vita o comunque decidono di dare “Un taglio” a qualcosa la prima cosa che fanno è andare dall’ HAIR Stilyst (ora è così che si chiamano) così per cambiare un po’.

Bene questa notizia di concorrenza sleale ha acceso in me la voglia di farmi torturare un po’.

Chiamo per prenotare.

La signorina risponde dope i soliti convenevoli elecandomi prima tutte le promozioni della settimana di cui ovviamente non mi importava una cippa :” Però!….Per la mattina non è più possibile, possiamo vedere sul tardo pomeriggio”

Io:-“ No… lei forse non ha capito… se non mi dice che io posso venire subito probabilmente più tardi ci ripenserò, capisce?”

La signorina ha capito, ha capito che sono un’esaurita, e mi ha trovato un buco in mattinata.

Bene,  prima che mi passi la voglia mi infilo le prime cose che trovo e scendo.

Arrivata al salone mi accoglie Katiusha (non scherzo, si chiama davvero così)

E come può essere una Katiusha? Ovviamente con venti centimetri di unghia ricostruite, eyeliner fino all’orecchio, frangetta da barboncino, minigonna giroascella e altezza gnomica.

“- Sei Arianna quella che ha chiamato un’ora fa.” mi accoglie con un aria tra il cordiale e chi ha appena preso un LSD.

”Così pare…”

-“ Volevo dirti, ma non mi hai dato il tempo al telefono che Cristina oggi non c’è… e può tagliarti i capelli Joshua”…

[e che sono usciti tutti da un film russo anni 90?]

[hihihih]

Io: “si non c’è probl….” Neanche finisco di dire la frase..mi giro e vedo il sedicente Joshua.

E come può essere uno che si chiama Joshua?

Bassezza qb. Pantalone in similpelle, canottiera tre misure più grandi, capello biondo modello “dita nella presa”, e pizzetto ossigenato. Omossessuale.

“Tesoooooooooooooooooro” – mi urla con una voce stridula osservando i miei capelli.

[ oh Madonna…oggi deve essere una giornata NO]

Joshua: “Ma tu da dove sei uscita, tu hai bisogno di luce! Cosa è tutto questo nero!”

“-Io ho i capelli neri…” –rispondo sommessa.

[se avessi voglia di luce andrei all’Enel deficiente…]

Joshua: “E poi un po’ di movimento perbacco”

[Devo andarmene, suBBito.]

Io non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel dannato pizzetto ossigenato …Approfittando di questo attimo d’ipnosi mi afferra per il braccio e mi fa sedere.

Da quel momento ho recitato la mia parte nel mio film Horror.

Joshua: “Io decolorerei qui, darei  un po’ di movimento qui, poi taglierei qui….”_ comincia il Malgioglio de nosotros.

-“ALT ALT! Io voglio solo una spuntatina, non credo di volere una discoteca in testa.

“Ma come sei demodèèèèèèèèèèèèè”_risponde aprendo la bocca a mo’ di cantaro (dallo zanichelli “cantaro”: m. s.   ampia bacinella )

[metticela un’ altra e …]

“Si oggi mi sento Liberty a tratti Rococò….hai presente?”_ribatto con un sorriso di plastica.

[mi sa che non ha capito]

“Ripeto:voglio SOLO una spun ta ti na”.

Sembra aver capito, mi accomodo e comincio a leggere il mio giornale dell’anno precedente in santa calma, mentre Joshua comincia l’opera.

Mentre leggo le ultime novità sulle amanti del Costantino di turno. Sento che  Joshua s’avvicina un po’ troppo col bacino a me.

Cioè sentivo proprio il suo “coso” strusciarmi sulla spalla…

Va bene, mi sposto un po’.

Sarà tutto nella mia testa.

Magari non lo fa apposta, ma il voltastomaco è alle porte dell’esofago.

Continuo a sfogliare la rivista…

“Zac zac”

[arrè… (“di nuovo” for not Sicilian Students)]

Il coso.

Poso la rivista e mi giro verso di lui con lo sguardo sospettoso.

Lui continua a canticchiare come se nulla fosse una canzone di Baglioni : “ Quella sua maglietta fiiiiiiiiinaaaaaa”

[ ma lo fa apposta allora!?!]

[Dio mio non posso crederci il parrucchiere pervertito]

Ma sto zitta e faccio finta di niente. Magari sono su “scherzi a parte”.

No, non posso far finta di niente, mi provoca troppo ribrezzo.

Siccome ero su una di quelle sedie rotanti (si come Chuck Norris…) mi giro di scatto ruotando sulla sedia, non avendo notato che il filo del phon si era attorcigliato sull’asse della poltroncina, mi tiro il phon creando l’effetto boomerang che non ritorna. In cinque secondi ho distrutto tutto quello  c’era sulla mensola sotto lo specchio che si trovava di fronte a me.

In due minuti il finimondo. Kathiusha che urla. Le clienti che si rivolgono con l’aria di chi ha visto un teppista picchiare un barbone.

Ero mortificata.

Joshua comincia a dirmi con la faccia da urlo di Munch  ,scuotendo un po’ la testa :“Ma come siamo agitatE oggi, vuoi una camomilla  tesoro?”

Io:”TESORO (riferendomi a me) non vuole un bel niente a parte la distanza di sicurezza e una spuntatina ai capelli”

“Distanza di sicurezza? Bella mia, ma tu hai bisogno di una tisana”- risponde contrito.

Non so che replicare. Cosa avrei dovuto dirgli? : Spostati col tuo “coso” da me?

Oppure non so : “tieni lontano il pitone dalla mia maglietta fina?” avrebbe capito?

Vabè. Mi rassegno prima che chiamino la neuro.

Mi siedo paonazza, il discorso si chiude e prego, come sempre, che tutto finisca al più presto.

Amen. Ce l’ho fatta anche questa volta.

I miei capelli sono esattamente come prima (fortunatamente).

Capelli e guai non mancano mai.

In tutti i sensi.

Concludo con una citazione di Frank Zappa:

“Allora Frank, porti i capelli lunghi? Questo fa di te una donna?”

“Tu hai una gamba di legno? Questo fa di te un tavolo?”

January 26

Scusi è passata "la" 101?

Gli autobus come tutti i mezzi di trasporto pubblici hanno sempre un  non so che di affascinante.

Si si!gli autobus!… quelli che non passano mai quando li aspetti e quelli che passano quando hai appena deciso di fartela a piedi ed oramai sei troppo distante dalla prossima fermata.

Credo che se un antropologo volesse fare uno studio approfondito sul genere umano il bus sarebbe un ottimo campo pratico.

C’è da dire che usufruire del trasporto pubblico, almeno a Palermo, è in fondo essere devoti a Santa Pazienza patrona dei martiri appiedati (“by feet” for not Sicilian students).

Quando ero una studentessa modello ( si c’è stato un tempo in cui…) per andare all'università spesso mi immolavo alla santa,  più per necessità che per spirito di sacrificio  dal momento che considerata dove si trova la facoltà avrei fatto prima ad affittare uno shuttle ed atterrare nell’atrio, piuttosto che trovare parcheggio.

Da dove abito alla facoltà intercorre una di quelle distanze troppo brevi da fare in automobile e abbastanza distanti da fare a piedi. Teoricamente il trasporto pubblico è la giusta via di mezzo.

Anche se questa scelta porta ad un paradosso:

se decido di andare  a piedi devo svegliarmi mezz’ora prima del previsto, con l’autobus devo calcolare almeno un’ora prima.

Sulle attese per cui ti “sovvien l’eterno” ci sarebbe da discuterne delle ore…e  anche su tutte le volte che accesa una sigaretta dopo un attesa di buona mezz’ora, l’istante successivo vedo all’orizzonte il Caronte d’occasione.

Infatti oramai accendermi una sigaretta alla fermata è diventato un gesto apotropaico: primo tiro e passa il mezzo. Poi, ovviamente, la sigaretta che avevo acceso dopo una dissertazione amletica tra me e me “l’accendo o non l’accendo” era pure l’ultima del pacchetto.

 Ma! quello che trovo sensazionale degli autobus è la varietà umana che li frequenta.

E’ un teatrino variegato  al quale tutti dovrebbero assistere anche da attori protagonisti.

                                                        

 

Un classico al “bus stop” è :

“ Signorì scusi ma è passata LA 101?”  

- “Dice la carica? Quella dei dalmata?” –la mia risposta di rito.

 

Oppure:

 

“Signorina sa dove porta il 118?”

-“ Dunque…all’ospedale o al manicomio decida lei…”

Rido sempre e solo io.

 

“E’ questo quello per piazza Struzzo?” (…Sturzo…era piazza Sturzo)

 

Una vera e propria passerella di personaggi meritevoli di stima verghiana.

L’inverno scorso , un mattino presto dovevo recarmi in facoltà e diluviava  come se stesse per venir giù il cielo. Raggiungo trafelata la  pensilina della fermata di Piazza Verdi, davanti il teatro Massimo, e sotto la tettoia  un tizio con un impermeabile ed una handbag.

Io , lui e lo tzunami in attesa delLA  101.

Mentre cerco di calmarmi dopo la folle corsa sui marmi bagnati sento:

 “ Vicè che brutto tempo”

Io faccio finta di non sentire. Ma di nuovo” Vicè ti avevo detto di scendere l’ombrello”.

Eravamo io e lui. E il nulla intorno.

Io comincio  a guardarmi circospetta cercando di capire se magari m’ero persa qualcosa o qualcuno nel mio raggio visivo.

Ma niente. Niente di niente.

Comincio ad osservare il tizio con la coda dell’occhio e mi accorgo che mentre si rivolge a “Vicè” volge lo sguardo alla sua destra come se Vicè fosse accanto a lui o forse appollaiato sulla sua spalla.

Inevitabilemente comincio a sbuffare dalle risa sperando che l’autobus passi al più presto e che il tizio e il suo amico immaginario non mi rivolgano la parola.

Per un attimo cominciai a ridere più distintamente, e ridevo ancor di più al pensiero di quelli che passando dalla strada assistevano alla scena di un tizio con l’impermeabile che parlava con l’amico immaginario volgendo lo sguardo nel vuoto ed di una “signorì” , che sarei io, che rideva sola senza motivo apparente. Ho pensato che in quel momento anche io ero uno strano soggetto da incontrare sull’autobus.

 

Finalmente arriva, sia io che il signore con l’impermeabile…e “Vicè” saliamo sull’autobus.

Trovo posto e da li posso osservare e ascoltare ancora il mio compagno di pensilina:

“Vicè, senti che mangiamo a pranzo oggi?” “Oh scusami Vicè se t’ho pestato il piede”…

Insomma inizia un dialogo tra lui e l’ossigeno fritto di cui anche altri passeggeri cominciano a rendersi conto.

Arriva il momento in cui si dirige verso l’uscita e mi avvicino anch’io alla “bussola”, devo scendere tra poco.

Arrivati nei pressi della fermata di Piazza Bellini, si sente :

“ Avanti Vicè alzati che dobbiamo scendere”.

L’autobus si ferma, si apre il portello e ci troviamo io ed il tizio  con l’impermeabile ad accomiatarci verso l’uscita, lui si rivolge a me con aria pensierosa  e mi fa cenno di scendere. Io cedo il passo e concludo questo atto con: “no prego dopo di lei...e Vicè ovviamente…”

L’uomo scende,scendo anch’io, si volta verso di me, mi sorride e continua per la sua strada.

Anche  questa volta giunta a destinazione sana e salva , ma con una strana allegria. Sono sempre gli episodi inaspettati  come questi a rendere le giornate meno grigie.

Io non l’ho mai  più incontrato, a quanto pare si aggira spesso negli abitacoli del 101 e se vi dovesse capitare di incontralo non dimenticatevi di salutarlo...chi? Vicè naturalmente!

 

November 14

[flashback estemporaneo] C'è un piccolo rag. Ugo in ognuno di noi.


Ok confesso. Ho il setto nasale deviato.Qualche buontampone..tEmpone [dannazione alla tastiera dislessica, sarà made inChina)..dicevo…buonTempone dira fra se e se “ avessi solo il setto deviato...”… gne gne gne]

Ma...andiamo avanti...

Siccome madre natura è stata fin troppo generosa con me,c’ha pensato la iella a compensare cotanta benevolenza nei miei confronti.

Alle medie ero una di quelle ragazzette sprovvedute che vestiva da maschiaccio, roba che se ci penso mi faccio pena da sola come ifigli dell’impiegato di zio Scrooge in canto di Natale. (A proposito:avete maivisto Canto di Natale della Disney? Ecco non fatelo, causa dei cortocircuitialle sinapsi, l’indomani rischiate di tentare il suicidio per la triSccctezza)…

Insomma all’uscita di scuola (..i ragazzi  vendevano i liiibri…niè oggi divago ) ero avvezza a fare delle prove atletiche con la mia compagnetta del cuore  ovviamente bellissima,  biondissima e con gli occhi azzurrissimi.

Prova del giorno: chi arriva prima al semaforo di corsa.[Dio quant’ ero idiota][..”si perché ora sei migliorata..”…direbbe il buontempone..ah- ah -ah cheridere… …tzè ]

Dunque…Pensieroso

Pronte, partenza ..Via!

Scatto da centro metrista, una gazzella, mi dirigo verso ilsemaforo  a velocità da razzomissile(..coi circuiti di millevalvole…ok la smettoAngelo)

Obiettivo individuato: ce la posso fare ce la posso fare celapossofaRE!

Sento ,come sempre,anche la colonna sonora: Rocky. “ta da daaaaaaaaan tada daaaaaaaaaa nonfamale nonfamale”

Ma la mia scalata per la vittoria avrebbe avuto un triste epilogo.

.. ..

Non so per quale strano motivo, ad un certo punto mi rendoconto di essere in vantaggio mostruoso e compiaciuta,  volendo compiere qualche atto di derisione verso la mia sfidante, mi giro un attimo… sempre correndo…sorriso beffardo…torsionedi mezzo busto carpiato con axel…corro ancora e…

SBAM!

Un bel palo giallo dritto dritto in pieno volto.

Strac (il rumore che ho sentito internamente). Ahi AHi ahi.

Uno di quei pali che tu giureresti di non avere mai visto,cresciuto e piantato forse la notte precedente proprio per una congiura verso te. Eppure… era li a quanto pare da parecchi anni visto che in cima reggeva l’insegna pubblicitaria di un negozio fallito 4 anni prima.

.. ..

Un bel palo giallo di circa ..8 cm.. di diametro e alto metri 3.

È stato uno dei momenti in cui credo di essere stata più vicina  a Dio.

Ho visto tutti i santi in ordine alfabetico compresa la Madonna il bue e l’asinello.

C’ho messo una 30ina di secondi prima di capire quello che stava accadendo.

Cado a terra e resto immobile a fissare il cielo fin quando non sento uno strano sapore nella gola, porto le mani al naso e mi rendo contoche c’è sangue dappertutto. Svengo.

Poco male ero già a terra.

Mi riprendo, apro gli occhi e vedo un paio di persone che miscrutano con aria da scienziato pazzo su osservazione di cavia da laboratorio.

Vedo solo le loro teste e il sole che picchia forte e mi infastidisce."Uh vedo la luce...forse sono in paradiso" pensai.

Riesco ad alzarmi. Barcollo. Ma riesco a congetturare. Sentivo talmente tanto dolore che poi mi ero quasi immunizzata. Secondo me il dolore è immunizzante anche nell’emotività. Soffri oggi, soffri domani e quandosoffrirai dopodomani nemmeno ci farai caso…(niè ho preso una tangente e l'abbandono prima che sia troppo tardi....ma d'altronde come si dice...'meglio cardi che mais...')

.. ..

C’è del Fantozzi in ognuno di noi. ( Ha proprio ragione Velia...)

.. ..

Proverbio del giorno: “ l’amore e cieco, la morte è orba…e la sfiga ci vede benissimo"(Madre Teresa).

September 29

Della serie: capitano tutte a me e se non mi capitano me le cerco.

Vorrei capire cosa separa l'ironia dall'umorismo.
Alcuna gente sembra sprovvista di entrambi. Certo..qualcuno magari soffre di un sovraccarico genetico...come la sottoscritta.


Esame di Storia del Diritto Romano
-Anno Domini MMV -


Era una mattina buia e tempestosa...
no...
Era una mattina. Non buia, ma tempestosa lo sarebbe diventata.
Apro gli occhi e prego con tutte le mie forze che mi sia venuto il morbillo o la scarlattina.
Niente da fare. Presa coscienza della mia sana e robusta costituzione mi alzo e comincio la mia via crucis.
In testa ho un frullato di parole senza senso: rescritti, Agrippina, Mommsen, ius Quiritium, Pomponio (hihi rido pure quando ci penso...Pomponio...ma vi immaginate ,povero figlio ho pena per lui..  quanti supplizi degli amici ganzi deve avere sopportato? Pomponio...non posso fare a meno di ridere..) ...
Ho capito. Non devo pensare, tanto oramai quel che è fatto e fatto, i miracoli non si fanno il giorno prima figuriamoci la mattina stessa.
In altre parole un Esame-Kamikaze.
Premesso che l'esito di un esame è costituito da alcuni fattori in percentuali variabili :
70% Fortuna o Fattore C.
10% Simpatia suscitata al docente o ad uno dei suoi scagnozzi
15% Umore del docente (ovvero speriamo che la moglie la sera precedente abbia adempiuto ai Doveri Coniugali)
5%   Preparazione

Nell'esame Kamikaze l'unico vero fattore determinante a qualunque percentuale è: La Pietà.

Ore 9.00 am
Location: Aula 4 (ovvero la cripta, qualunque boiata tu dica tutti possono sentirla)
Temperatura: 35 gradi
Anime disperate in attesa di giudizio: 18 circa.
Colonna sonora: Carmina Burana_Fortuna Imperatrix Mundi
Umore: Ninja



"Bene Bene, Oggi invece di seguire l'ordine consueto, quindi alfabetico, procederemo in ordine casuale"

     (...)
 Inutile dirlo. Tre secondi netti:
 -"Quartararo"


[E così sia]

Caino  prende il mio libretto tra le mani:
-"bene bene, noto con piacere che lei si è iscritta lo stesso anno della fondazione della facoltà..1841..."
[divertente, proprio di ver ten te...divertente un paio di p..]
(segue risata spastica/ isterica)

"beh...infatti se nota bene tra la statua di Leopardi e di Croce c'è la mia..."




...Come al solito: rido solo io.
Ma se il buon giorno si vede dal mattino. Questo non si presenta come un buon mattino.


Un'ora e 25 di esame.
I miei neuroni sono in cortocircuito. Sto avendo un trans medianico, Giulio Cesare parla attraverso di me. Non so più quello che dico.

Lo scotennamento procede con serenità da sindrome di Stoccolma... fino a quando...un dejavù:

-"Un' ultima domanda F A C I L E F A C I L E"

..e quando giunge la domanda "facilefacile" insieme a lei è giunta la tua ora.

Caino: " Mi faccia un esame DIACRONICO, dalla fondazione di Roma alla caduta dell'Impero d'occidente, di come sono variati i poteri dei vari Magister"



[pezzo di escremento che non sei altro alla faccia del Facile Facile...spero che tua moglie in questo momento sia con l'idraulico sul vostro talamo nunziale]


Eppure, colpo di scena,  ho capito la domanda.. La so! La so!


..."Perchè bla bla bla bla...e bla e ancora bla.... con TIberio...."

 -"Tiberio ecco a proposito...- [sento di aver detto qualcosa che non avrei dovuto dire, sento che ho nominato il nome di Tiberio in vano]-..cosa accadde dopo la morte di Tiberio?"

Panico. Tormento e tragedia.

"Ehm...ehm ...si...

[hhgdfkasgfasfga]

...Lo seppellirono?"


....Attimo di silenzio.
Le rimanenti 17 anime scoppiano in una risata isterica. Caino rimane impassibile per un po' ....(Dio ti prego fa che non mi abbia sentito, tipregotiprego, lo giuro non lo faccio più da domani divento una stundessa modello)

Come non detto...troppo tardi.

- "Può ripetere prego?"

"ehm no, è che cioè, si Tiberio...è morto..e poi...e poi...lo hanno seppellito"

-"Grazie per l'informazione"
"Prego"

Finalmente la sceneggiata è finita.Posso andare in pace.


..007 la morte può attendere...



Umorismo? Ironia sottile?
...Autolesionismo?

 
Vacanze  
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